Alluvione nelle Marche: i danni ammontano a 366 milioni di euro | Architetto.info

Alluvione nelle Marche: i danni ammontano a 366 milioni di euro

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A seguito dell’alluvione delle Marche del 3-4 maggio 2014 è stata messa sotto la lente di ingrandimento l’amministrazione, alla ricerca di eventuali responsabilità complice, da un lato, le ovvie ripercussioni degli eventi nei confronti della popolazione colpita, dall’altro la volontà a tornare alla normalità indagando sulle responsabilità e sulla necessità di fornire una risposta concreta per le vittime e i danni causati

 

Il presidente della Regione Marche, ad appena due settimane dall’evento, ha provveduto a inviare al capo del Dipartimento di Protezione Civile della Presisdenza del Consiglio dei ministri la lista dettagliata dei danni, al fine di agevolare una veloce concessione dello stato di emergenza. Il maltempo ha colpito in modo importante Senigallia e i comuni limitrofi, con vittime e danni alle abitazioni, alle attività produttive e alle infrastrutture pubbliche. A questo proposito, le amministrazioni locali e statali, con il supporto della Regione, sono intervenute per ripristinare gli spazi e le aree pubbliche; diversa è, però, la situazione nelle abitazioni, nelle aziende e nelle imprese locali.

A prescindere dai dati economici (Immagine 2), sicuramente importanti, rimane aperta la questione circa la responsabilità di ciò che è accaduto.

Il 28 maggio scorso ha avuto luogo una riunione dei cittadini di Senigallia (uno dei Comuni più colpiti, facente parte del bacino del fiume Misa) atta a raccogliere i consensi ai fini di promuovere un’iniziativa legale collettiva per il riconoscimento dei danni nei confronti di coloro che saranno individuati quali responsabili dell’accaduto, a cui hanno partecipato circa 300 persone. A questo incontro, riferiscono gli organizzatori, ne seguiranno altri al fine di definire le modalità con cui procedere.

 

Stima dei danni a seguito dell’alluvione di maggio 2014

 

 

 

Il 4 giugno scorso, inoltre, si è tenuto il primo Consiglio Comunale a Senigallia a seguito dell’alluvione, aperto alla cittadinanza, in cui è stata ribadita l’eccezionalità dell’evento e la sua imprevidibilità; dalla minoranza è stata espressa la volontà di istituire una commissione di inchiesta atta ad accertare le responsabilità. A tale proposito, il sindaco Maurizio Mangilardi ha ribadito che: «abbiamo fatto tutto quello che andava fatto in quelle condizioni, cioè secondo le previsioni del Piano di assetto idrogeologico (Pai) che prevedeva una zona di rischio R4 ben diversa da quella interessata dall’esondazione … è stato un evento straordinario ed imprevedibile perchè nessuno si poteva aspettare che cedesse un ampio fronte dell’argine del Misa e che 600 m3/s uscissero con forza e violenza tali da rggiungere quasi 2 m a Borgo Bicchia, così come sul lungomare».

Il comune di Senigallia, riferendosi al sito dell’Autorità di Bacino della Regione Marche rientra nel bacino del:

– Fiume Cesano (n.7);

– Litorale tra Cesano e Misa (n.8);

– Fiume Misa (n.9);

– Litorale tra Misa e F.so Rubiano (n.10);

– Fosso Rubiano (n.11);

– Fiume Esino (n.12).

Il Pai è un primo stralcio di settore funzionale del Piano di bacino e costituisce il quadro di riferimento a cui devono adeguarsi e riferirsi tutti i provvedimenti autorizzativi e concessori. Esso ha la valenza di piano sovraordinato rispetto a tutti i piani di settore (compresi i piani urbanistici), il che implica nella gestione dello stesso, un’attenta attività di coordinamento e coinvolgimento degli enti operanti sul territorio.

Il Pai come richiesto dalla direttiva 2007/60/Ce «introduce l’obbligo di predisporre piani di gestione dei bacini idrografici per tutti i distretti idrografici al fine di realizzare un buono stato ecologico e chimico delle acque e contribuirà a mitigare gli effetti delle alluvioni. La riduzione del rischio di alluvioni non figura, tuttavia, tra gli obiettivi principali di tale direttiva, né questa tiene conto dei futuri mutamenti dei rischi di alluvioni derivanti dai cambiamenti climatici». Secondo la direttiva le alluvioni «sono fenomeni naturali impossibili da prevenire. Tuttavia alcune attività umane (come la crescita degli insediamenti umani e l’incremento delle attività economiche nelle pianure alluvionali, nonché la riduzione della naturale capacità di ritenzione idrica del suolo a causa dei suoi vari usi) e i cambiamenti climatici contribuiscono ad aumentarne la probabilità e ad aggravarne gli impatti negativi». Nel caso di rischio idraulico occorre rappresentare cartograficamente (almeno scala 1:25.000) per ogni tronco le aree inondabili a cui corrisponde una scheda sintetica, ottenendo così una perimetrazione a cui attribuire le seguenti classi di rischio, distinte in base ai possibili danni (fondamentale per le aree in espansione la salvaguardia della vita umana):

R1: rischio moderato, danni sociali, economici e al patrimonio ambientale marginale;

R2: rischio medio, danni minori agli edifici e/o infrastrutture che non pregiudicano l’incolumità delle persone consentendo l’agibilità degli edifici e la funzionalità delle attività economiche;

R3: rischio elevato in cui si registrano problemi di incolumità alle persone, danni funzionali agli edifici e/o infrastrutture con possibile inagibilità e interruzione delle funzionalità economiche;

R4: rischio molto elevato a cui corrisponde perdita di vite umane, danni gravi agli edifici e distruzione delle funzionalità socioeconomiche.

 

Raccordo autostradale

 

 

 

 

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