Il cartone di Shigeru Ban e l'architettura per l'emergenza | Architetto.info

Il cartone di Shigeru Ban e l’architettura per l’emergenza

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Tecnologici musei, sedi di multinazionali, abitazioni private e grandi edifici misti residenziale-terziario, l’attività progettuale del giapponese Shigeru Ban, premio Pritzker 2014, non è solo fatta di prestigiose committenze ed edifici iconici. Molto pochi sono infatti gli architetti di valore mondiale così impegnati anche su fronti come quello umanitario, molto meno sotto i riflettori. Fondatore del Voluntary Architects Network, da più di trent’anni Ban sta infatti mettendo la sua esperienza, la sua bravura di progettista e la sua capacità nell’utilizzo di materiali di recupero (legno, casse di birra e macerie ma soprattutto carta e cartone) nella progettazione di rifugi a basso costo e alta qualità per le vittime di disastri.

Negli ultimi venti anni, Shigeru Ban non ha praticamente mancato nessuna delle calamità che hanno colpito il mondo. Partendo dal terremoto di Kobe che nel 1995 ha provocato la morte di 6.000 persone e passando per il sisma che nel 1999 in Turchia ha lasciato mezzo milione di sfollati, lo tsunami che a fine 2004 ha devastato il sud est asiatico, l’uragano Katrina che nel 2005 ha colpito il sud degli Stati Uniti o il terremoto del Sichuan (2008). Ed è stato presente anche in Italia: a L’Aquila ha infatti progettato il nuovo auditorium del conservatorio “A. Casella”, costruito dopo la “risoluzione” di pasticci molto nostrani che per lo stesso scopo avevano portato alla realizzazione di una banale e semplice, ma costosissima, struttura prefabbricata.

Nato a Kobe, il progetto Paper Log House (che in Giappone ha visto la realizzazione di vere e proprie piccole case con muri costituiti da tubi di cartone poggianti su basamenti di legno), ormai collaudatissimo anche se non unica tipologia sperimentata da Ban in ambito umanitario, vede oggi una lunga serie di interventi che utilizzano come materiali principe carta e cartone. Nella visione dell’architetto giapponese, il cartone è un materiale non convenzionale ma molto utile nelle emergenze, perché facilmente reperibile e trasportabile, resistente e riciclabile e non soggetto alle variazioni di prezzo a cui sono soggetti i tradizionali materiali da costruzione.

Passando per la “variante” del Paper Emergency Shelter sviluppato per la United Nations High Commissioner for Refugees (che ha previsto la creazione di tende impostate su una struttura portante di tubi di cartone sperimentata con i rifugiati del Rwanda), solo negli ultimi due anni ha visto crescere ulteriormente dimensioni di intervento, scale progettuali e tipologie di applicazione.

 


 

 

Superfici costituite dall’accostamento di tubi di cartone sono il rivestimento, nonché il materiale caratterizzante, dei muri e dei soffitti della sezione a lui affidata del nuovo allestimento del museo della Croce Rossa, inaugurato a Ginevra il 18 maggio 2013. In questo progetto commissionato dall’associazione umanitaria più antica (nel 2014 ha festeggiato 150 anni) e più importante del mondo, Ban ha lavorato insieme ad altri grandi nomi del panorama dell’architettura contemporanea, tutti a loro modo attivi in contesti “critici”: «L’aventure humanitaire», questo il titolo, l’ha infatti visto lavorare insieme al brasiliano Gringo Cardia (curatore della sezione “Difendere la dignità umana”) e al berlinese originario del Burkina Faso Diébédo Francis Kéré (per “Ricostruire il legame familiare”).

 

alain germond, ©MICR
 

 

Privi della funzione originaria ma evocativi sia delle molteplici architetture progettate e realizzate dall’architetto giapponese sui terreni dei disastr.i che dell’attività stessa della Croce Rossa, in “Limitare i rischi naturali” (sezione non a caso affidata a Ban), l’ormai collaudato utilizzo di carta e cartone crea una successione ondulata di tubi di diametro differente che, a parete e sul soffitto, definisce lo spazio interno, dando flessibilità ma anche un senso di forza.

Nel padiglione temporaneo per esposizioni ed eventi realizzato nel 2013 a Madrid all’interno del campus della IE University, sponsorizzato da LG, Ban riprende l’uso strutturale dei suoi tubi di cartone opportunamente trattati per renderli ignifughi e idrorepellenti: la copertura è sorretta da una struttura reticolare composta da 173 tubi di cartone uniti da giunti di legno. E l’esperienza non è nuova: l’architetto giapponese infatti già ci ricorre nel 2008 per la realizzazione della struttura portante della scuola elementare temporanea Hualin a Chengdu, in Cina.

 


 

 

La cattedrale “temporanea” di Christchurch (Nuova Zelanda), completata nel settembre 2013, è l’ultimo esempio in ordine temporale di grande struttura sorretta da elementi in cartone e arriva dopo 18 anni dalla Paper Church di Kobe. Progettata per sostituire la chiesa seriamente danneggiata nel febbraio 2011 da un terremoto, è una struttura dal volume triangolare in grado di ospitare 700 fedeli aperta a settembre 2013. La copertura, che arriva all’altezza di 23 m, è realizzata mettendo insieme 98 grandi tubi di cartone pressato: 20 di questi, 20 m di lunghezza e 60 cm di diametro posti in corrispondenza dell’ingresso, arrivano fino a terra, mentre i restanti 78, lunghi 16 m ma di pari diametro, poggiano su un basamento fatto di container a sua volta impostato su una platea di cemento armato, e sostengono una copertura di policarbonato opaco. La struttura è resistente al fuoco e all’acqua grazie alla stesura di uno strato di cera.

E la sperimentazione prosegue, sia in ambito post-disastro che nella creazione di nuove strutture temporanee in cartone pressato. Altri sono infatti gli interventi susseguitisi nell’ultimo anno, pur di dimensioni minori: tra tutti, il Football Pavillion per l’ambasciata brasiliana a Tokyo (2014, con struttura in tubi di cartone).

 

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