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Il Guggenheim di Helsinki fa il pieno di proposte

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La Fondazione Solomon R. Guggenheim ha lanciato un concorso per la nuova sede, la quinta nel mondo, da realizzarsi a Helsinki.Leggendo quanto indicato all’interno del bando, sicuramente la proposta deve essere di approccio originale e rispettosa del contesto storico e del waterfront cittadino, ma anche aperta e accessibile per tutti. Dovrà in qualche modo tenere contro della tradizione tecnologica del legno finlandese e dovrà, non tanto implicitamente, seguire la direzione tracciata dai due progetti di Frank Gehry, ossia la sede di Bilbao e quella, ancora in cantiere di Abu Dhabi: dovrà essere ossia un edificio dalla personalità sufficiente per diventare un possibile simbolo per la città di Helsinki.La cifra messa disposizione per la sua realizzazione è di 130 milioni, che serviranno a costruire 12.100 mq (di cui 4.000 di spazi espositivi) su un lotto di 18.520 mq. Non offrirà solo aree espositive, ma anche caffetteria, spazi per corsi e attività formative, un ristorante, negozi e le necessarie aree per l’amministrazione e di servizio.

La procedura di concorso
A edificio di Abu Dhabi non ancora completato, la Fondazione Solomon R. Guggenheim, appoggiata dagli specialisti britannici nella gestione di concorsi di architettura Malcolm Reading Consultants (Mrc), ha lanciato una competizione per un “progetto visionario per la capitale finlandese”, competizione aperta e in due fasi: la prima in completamento il 2 dicembre e la seconda che, dopo la selezione delle sei proposte migliori tra quelle presentate per la fase 1, sarà invece completata a giugno del prossimo anno con il nome del vincitore.Il ricorso a una procedura concorsuale non è sicuramente un fatto nuovo. Soprattutto all’estero, dove è la strada prediletta (e la più corretta) per il progetto di edifici e interventi urbani (e dovrebbe esserlo anche in Italia, pur essendolo troppo poco, anche se non mancano esempi “virtuosi”), ma sono le modalità ad essere decisamente innovative, soprattutto per un edificio di questa importanza.

Una giuria composta da architetti (tra cui Jeanne Gang di Studio Gang e Yoshiharu Tsukamoto di Atelier Bow-Wow) e rappresentanti della Fondazione, del locale Ordine degli architetti e della Città di Helsinki non sta infatti valutando le proposte presentate da progettisti selezionati invitati a partecipare (come succede in genere), ma sta analizzando le idee presentate in forma anonima da architetti o studi di architettura mondiali esclusivamente sulla base di cinque criteri: approccio architettonico, sostenibilità, inserimento nel contesto urbano, fattibilità e funzionalità.Nessun limite “personale” quindi alla partecipazione, né di fatturato, né di età, né di progetti realizzati, né di fama. E significativi sono anche i riconoscimenti in denaro per i finalisti: 100mila euro per il vincitore e 55mila a testa per ognuno dei selezionati alla fase finale.Ad oggi, sul sito è possibile visionare la gallery dei 1.715 progetti presentati per la prima fase, provenienti da 77 nazioni del mondo, tra cui soprattutto gli Stati Uniti, Finlandia, Francia, Regno Unito, Italia, Cina, India, Germania e Svizzera. E tutti quelli che lo desiderano possono salvarsi la loro personale shortlist dei sei, che è possibile condividere via email e sui social network. In attesa di conoscere i nomi dei sei finalisti.

I musei Guggenheim nel mondo

Quattro, e decisamente firmatissimi, sono ormai i musei Guggenheim nel mondo, tutti dedicati all’esposizione dell’arte contemporanea.

Dal Solomon R. Guggenheim di New York, icona dell’architettura contemporanea mondiale completata su progetto di Frank Lloyd Wright nel 1959, arrivando all’ormai quasi altrettanto conosciuto progetto di Frank O. Gehry per la città basca di Bilbao (Spagna, 1997), nuova icona di un’architettura contemporanea progettata da archistar il cui richiamo mediatico è talmente grande da riuscire a innescare significativi processi di rigenerazione urbana, sociale e culturale (riprendendo il titolo del libro di Marco Rizzo, è l’”Effetto Bilbao”).

Per finire al più recente, e non ancora completato, edificio di Abu Dhabi per il quale, sfruttando la scia di Bilbao, la Fondazione si è rivolta nuovamente all’architetto canadese per la riproposizione negli Emirati Arabi Uniti dello stesso modello: il cantiere è in corso, ma il suo completamento è slittato già diverse volte, arrivando per adesso a una fine presunta fissata per il 2017.

Unica eccezione, la sede di Venezia, che raccoglie la collezione privata di Peggy Guggenheim (a cui il museo è intitolato) all’interno del suggestivo, e storico, Palazzo Venier dei Leoni affacciato sul Canal Grande.

 

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